in aprile, altrove
negli spazi riposti
i miei dieci sensi basterebbero
ad occupare un giorno
nient'altro, vado a spaccare tutto. :)
spostàti o l'arte di spostare la realtà
straordinaria affinità
o ci facciamo il verso?
tu che rappresenti l'arte, il genio
e io senza talento
con la mia testa vuota e verrueckt
zigeuner
c'è il mondo
la vastità la prospettiva
la percezione del cosmo
nei tuoi occhi neri
l'amore è propensione al rigore
per un particolare
la simpatia e l'affinità
(ich erinnere mich
in deinen schwarzen augen
ist ja alles da
ja, so muss es gewesen sein
zum beispiel di zahl der toden
sogar die zeuge, die opfer
trauten nicht ihren eigenen sinnen
aufgeweicht vom trenen, vom schnee)
ti dico questo perchè
non c'è niente di nuovo
come ieri i fascisti
rastrellano sinti e rom
(es gibt immer jemanden
der einfach zusieht
das ist die erdsuende
damit sage ich dir
ein Z ist ein Z
am ende
ich gleiche dir)
ho rubato come te
è il peccato originale
se è ancora stagione di razzie
nel senso umano del saccheggio
tu sei migliore del posto
del tempo in cui stiamo
acciambellati per meglio girare
il rivoltoso moto del mondo
frullati nel colmo del cosmo
come i bussolotti del lotto
o allineati alle strisce pedonali
attendibili nella mossa diagonale di un tir
e delle autocorriere
(commossi dai cerchi degli occhi
dal buio di tutti gli zeri
magari addormentarsi magari
evaporando con il vino lasciato
in quello bevuto morire
morire di freddo in agosto
tra cavalloni e marosi guardare più in basso)
fotomontaggi di pupazzi
umanissimi cristi
inchiodati al letto e ai tramezzi
scivolati dai crocifissi
il pallore dei clown
il terrore dei trapezisti
soffocati dalla cortesia e da tutti questi dolci
rincuorati dai venghino venghino signori
dalla creatività dei parrucchieri
da bagni profumati e truccatori
serrati da trombettisti e giocolieri
le piroette e i voli di palline
sospesi sulla nota meno acuta
rintronanti in platea
immobili sopra la gradinata
discreti nel sudare
vivaci ammiratori dello spettacolo di pane e circo
se quel che non c'è si può comprare
è tutta gratis questa roba da bere
convenientemente invitati ad affogare
felici felici da morire
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VATTIMO: LA VERITA' E' NEL CONFLITTO, NON NEL DIALOGO |
| di Barbara Beccaria TORINO - Oggi sarà l'ultimo giorno dietro la cattedra per il filosofo Gianni Vattimo che terrà la sua ultima lezione nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Torino dal titolo "La verità e l'evento: dal dialogo al conflitto". Va in pensione, dopo 44 anni di ruolo. Per l'ateneo torinese, per i suoi studenti e per i ricercatori che si sono formati con lui, ragionando dell'attualità del filosofo tedesco Heidegger, il suo pensatore di riferimento e del "pensiero debole", un concetto coniato da lui ed esportato nel mondo, quello di oggi sarà un addio non indolore. Vattimo é un'icona dell'Università di Torino che lo ha tra l'altro visto tante volte in prima fila nella battaglie più di sinistra, non ultima quella nata intorno alla decisione della Fiera del Libro di Torino dell'anno scorso di invitare ufficialmente Israele. Inutile dirsi che lui si era schierato dalla parte dei palestinesi, non certo contro gli ebrei, ma per dire, come sempre, che i più deboli, i più poveri hanno sempre ragione. E che la "ragion di stato", quella che aveva portato, secondo lui, il governo italiano, tramite la Fiera, a festeggiare i 60 anni di Israele, fa ormai sempre più acqua. Un atteggiamento che anima anche il cuore dell' intervento in Aula Magna. "Oggi si parla tanto di dialogo - ha detto Vattimo - un concetto in bocca a tutti i potenti, in realtà nessuno fa niente davvero per cercare di dialogare con l'altro, con il nemico. Anche Bush ha detto di aver attaccato l'Iraq perché voleva il dialogo". Per Vattimo "bisogna rilanciare il conflitto, in luogo di un dialogo-panacea che non serve a nessuno, bisogna avere il coraggio di stare da una parte, sperando che sia quella giusta. Ed io ora, so di stare dalla parte dei poveri e di chi non ha voce". Ancora una volta Vattimo, passato negli anni scorsi dal Pd al Pdci (poi abbandonato perché "troppo poco di sinistra") si schiera. "La lezione che ho preparato, l'ultima in questo ateneo che ho amato molto - ha aggiunto - sarà così una sorta di nuova Internazionale che finirà con il recupero di Marx. Ma un Marx molto scomodo, genuino, che i politici di oggi faticano a considerare perché troppo 'illuminato'". L'addio non sarà privo di commozione, anche per un "freddo" come lui: "Brunetta permettendo io ho passato giorni e nottate in questa Università - ha detto - e l'unica cosa che mi sento di dire, è che adesso avrò più tempo per andare in giro per il mondo, nelle università e nei posti dove mi chiamano, per esempio partirò per le Canarie, poi sarò a Baltimora a fine mese". "Sono il classico 'cervello in fuga' - ha ancora scherzato il filosofo - d'altronde in questo paese l'Università pubblica sta morendo. La vogliono trasformare in un'impresa che fa profitti, imitando le università americane che mirano al denaro e non certo al bene collettivo. Anche le loro borse di studio sono un investimento economico perché mirate a quegli studenti capaci di inventare progetti, prodotti vincenti, che fanno fare soldi. Insomma, la cultura, il senso civile di una scuola è un'altra cosa". |
spazio riservato ai compiti della mia vacanza. da non spiega(zza)re.
Non è Amore
di Pier Paolo Pasolini
Non è Amore. Ma in che misura è mia
colpa il non fare dei miei affetti
Amore? Molta colpa, sia
pure, se potrei d'una pazza purezza,
d'una cieca pietà vivere giorno
per giorno... Dare scandalo di mitezza.
Ma la violenza in cui mi frastorno,
dei sensi, dell'intelletto, da anni,
era la sola strada. Intorno
a me alle origini c'era, degli inganni
istituiti, delle dovute illusioni,
solo la Lingua: che i primi affanni
di un bambino, le preumane passioni,
già impure, non esprimeva. E poi
quando adolescente nella nazione
conobbi altro che non fosse la gioia
del vivere infantile - in una patria
provinciale, ma per me assoluta, eroica -
fu l'anarchia. Nella nuova e già grama
borghesia d'una provincia senza purezza,
il primo apparire dell'Europa
fu per me apprendistato all'uso più
puro dell'espressione, che la scarsezza
della fede d'una classe morente
risarcisse con la follia ed i tòpoi
dell'eleganza: fosse l'indecente
chiarezza d'una lingua che evidenzia
la volontà a non essere, incosciente,
e la cosciente volontà a sussistere
nel privilegio e nella libertà
che per Grazia appartengono allo stile.
svincolo di obbligazioni
la volatilità intrinseca del mio io
è monetizzabile e a brevissimo termine
la parola è sempre solida realtà
il denaro, liquidità
i fabbisogni non sono ordinari
la cassiera nr. 4 del discount avrà
un figlio uguale a rimbaud
ai commiati d'agosto
soli e sgonfi
soffiati via i soli
e le afe
si ritorna a settembre
i poeti e le stufe
si sta come
dopo
i colpi di stato
il sindacato
Hans Magnus Enzensberger - La fine del Titanic -
Canto secondo
L'urto fu lievissimo. Il primo radiogramma:
Ore 00.15. Mayday. A tutte le navi. Posizione 41°46'Nord
50°14' Ovest. Favoloso quel Marconi!
Un tichettio nel cranio, nel padiglione auricolare, senza fili
e da lontano - più lontano di mezzo secolo!
Niente sirene, niente campanelli d'allarme, solo
un discreto battito alla porta della cabina,
un tossicchiare in salotto. Mentre sotto
l'acqua sale, lo steward aiuta
un anziano signore dolorante, settore macchine utensili
e metallurgia, ad allacciarsi le stringhe sul ponte D.
Coraggio! Bando alla fatica, signore mie,
al galop! grida il maestro di ginnastica, Mr. Mc Cawley,
impeccabile come sempre nel suo completo di flanella beige,
da un'estremità della palestra in boiserie. Silenziosi dondolano
i dromedari meccanici avanti e indietro.
Nessuno sospetta che l'indefesso ha mal di pancia,
che non ce la fa a nuotare, che è spaventato.
John Jakob Astor invece squarcia con la limetta
un salvagente e fa vedere alla moglie,
che nasce Connaught, quel che c'è dentro
(presumibilmente del sughero), mentre avanti
nella stiva sgorga un fiotto spesso come un braccio,
e glaciale gorgoglia sotto i sacchi postali e nelle cucine
s'infila. Wigl wagl wak, suona l'orchestra
in uniforme nivea, my monkey:
un potpourri da "The dolla princess".
Via! Tutti al Metropol! Berlino, com'è viva e vegeta!
Solo in basso, là dove, come sempre, si capisce per primi,
bauli bebè e federe scarlatte si arraffano
in fretta e furia. La terza classe
non conosce l'inglese né il tedesco, una sola cosa
non gliela deve spiegare nessuno:
che tocca prima alla prima classe,
che non c'è mai abbastanza latte e mai abbastanza scarpe
e mai abbastanza spazio nei battelli per tutti.
(ho sognato che la leggeva Mauro Mazzetti)
http://www.cinetecadibologna.it/sitopasolini/poesia_allamianazione_ppp.htm
Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
.
(Pier Paolo Pasolini - da Poesie incivili, 1960)
ce n'è da morire
il biglietto da scrivere
quello dell'anniversario
e sei magliette da stirare
da rispondere a quel cazzo di forum
- non ho mai cantato in un coro -
tre benson rosse nel pacchetto
e un film da finire
il messaggio - notte tesoro -
che se solo spegnessi la luce
sarebbe una notte buonissima
e domani neanche un sogno
da ricordare
la poesia è una trappola
compra - il bolscevico -
nelle migliori edicole.
penso alla cronografia
degli infiniti spazi
e vorrei vivere così
con l'accelerazione classica dei film
o la mania della poesia
- come dire: descrivere una cosa,
adesso, mentre chiudo la palpebra -
lo vedi, infiniti intervalli
fingiamo di non perderci
e di non perderci in quell'attimo
ma abbiamo un vento bendisposto
che ci viene dietro lento
e che ci dà la gravità di
pinball 3d
http://www.podcast.de/episode/500337/Alfred_Schnittke:_Stille_Nacht
e poi cliccare sul tasto azzurro abspielen
giornali vecchi e frau theresia helena krupp
che scaraventa due lame dagli occhi
e tanti saluti dal panfilo
due colonne più in là, alla donna cannone
un' invenzione di gustav barba incolta
che fantasia che ha e lei non ha paura
della metafora di un cuore da bersaglio
delle carezze sopra gli occhi chiusi
dei suoi coltelli solo chiodi fissi
giornali nuovi, helena, la densità del materiale,
lo svincolo di gradi zero, lo spostamento, la rotazione....
due colonne più in là, la donna cannone
animali sociali
- tentativo fallito
di frammento elettrico mozzafiato
in una sera opaco cioccolato -
i maschi nascono privi di ali
le femmine no
però le perdono
dopo la riproduzione
si ripetono altrove
non finiscono mai
milioni di passi da soldato
per ritornare indietro
io me ne andrei
sì ma dove e se
mi invento le cose
e poi tra me e me
aggrappata a una schiena formica
come la briciola di una sacher....
a tutti i mendicanti del mondo (cit.)
ti sapranno consigliare
il materiale più adatto al tuo corpo
una materia astratta e un'anima da incasso
un solo riferimento e un ambiente esclusivo
ogni mattina un viso
fra quelli che si affollano al cancello
e occhi che vanno cercando
magari nel cuore della notte
ti racconteranno tutto ciò che svanisce
da mattina a sera
per farti sospirare grazie
per le scorie nostalgiche di un futuro finito
per questo avanzo reazionario del passato
dio a occuparsi delle faccende
e noi a occuparci di dio
dell'uomo neppure coi sensi
ho dato il mio piatto quando non avevo fame
troppo viva e troppo debole
magari tu non hai paura dei cambiamenti
smentiscimi furiosamente
se un senso di soffocamento ti prende
quando ti riconosco come mio riflesso
e non le mie fauci e il tuo becco
uccidi la madre che è dentro il mio corpo
se continua a battere le mani
estraila come una spina dalla tua bocca
rispondimi con la tua voce adesso
tira fuori il coltello dal cassetto
ma la storia inizia da un punto
preciso del destino
non proviene, si dirige
mentre la pioggia cade
sopra le cose sopravvissute
le allunga e torna nube
di nuovo tu che non esci
e io sopra le righe
di nuovo, sognatore d'alce
e coda nera attraversano il mare a piedi
centocinquantamila volte duttili
tra queste forme ottuse
in voce di amilga quasino
-----------
uccidere la parola, il silenzio
sono subliminazioni estetiche
aspirazione dei vecchi
che non sanno raccontare le Storie
buttare via l'amore per la poesia
è come dire in sostanza
la poesia è viva
e con sè sola parli
così: mite
il silenzio non esiste
soltanto esistono parole
che tendono al silenzio
e corrono il segno bianco;
per esempio: sottovoce
mein herz mein gewitter
mi nascono dal ventre
------------
la gente ancora non dorme
il caldo mi rovina intorno
io seguo a piedi
questo poeta che ringhia per strada
la casa è restaurata
un minimo ossario illuminato al neon
la mia sussistenza quieta spalancata
ho fame solo di sonno e di un fiore
e il divieto di sognarti fino a quando
ti saranno ricresciuti i capelli
- il ricordo fedele di un sogno futuro
desiderio oltre il desiderio
di trovare adeguato il pensiero
il ricordo che scaccia il ricordo
amore oltre l'amore
lascia il nostro amore in pace -
un buio imbonitore
con il fare suo di commedia
il fare del giorno
sbocceranno panteisti sul fondo
in un certo senso
in questo odore di pioggia
di un tramonto che tarda
sulle piste di risposte giuste
e nella gravità delle infuocate dimenticanze
nei luoghi dove non sono stata
e negli ostinati tragitti
(io mi porto dentro civiltà della civiltà
metaforicamente parlando
un grido in un certo senso
la libertà di un sospiro profondo
restituito in un soffio
sopra le vele rotte
di queste barche ferme)
il sole se na va in un verso
un disperato verde
mi cresce attorno d'erbe
e i fili di uniformità e le piante
acerbità si schiudono radiali
al modo della luce
è sempre il tempo di partire
al passo della metropolitana
addirittura si allibisce
in questo tratto nero
in ogni cosa un giro
per ritornare a casa
(lustrare la notte in qualche tempo
mettere le stelle
è solo per vederla meglio)
nei finti prati la vacanza è lieta
l'assenza è là dove rimbomba
il tocco è solo un'invenzione
la fuga è sempre musicale
ma in questo mio discorso di cattività
in-temp-estivo industriale luglio si frappone
.
e tu vuoi una prova per l'assurdo?
ma va là, pensare alla neve
non schiarisce la mente